Truffe e incidenti finti: banda picchiava vittime (anche disabili) per avere i risarcimenti

( Fonte Caserta Web )

Santa Maria La Fossa, Casal di Principe, Capua (Caserta) – Questa mattina nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere i Carabinieri di Grazzanise hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.i.p., nei confronti di sei persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata ai reati di lesioni personali e truffa ai danni di compagnie assicurative attraverso denunce di falsi sinistri: sono il 46enne Carlo Bianco, il 20enne Fabio Martino De Carles, il 26enne Franco Pistone, il 29enne Anthony Concu, il 21enne Simone Mauro e la 19enne Giulia De Felice.

Alcune di queste persone sono inoltre accusate di altri delitti quali sequestro di persona, estorsione, furto commesso in edifici scolastici e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

I membri dell’associazione, come hanno dimostrato le indagini condotte tra il dicembre 2015 e il settembre 2016, provocavano intenzionalmente lesioni fisiche ad alcune persone consenzienti, spesso giovani a volte anche con ritardi psico-fisici, che venivano poi retribuite con esigue somme di denaro. Le lesioni venivano cagionate con grande violenza ed efferatezza anche utilizzando bastoni e mazze di legno o di ferro, poi le vittime venivano portate in ospedale dove dichiaravano di aver subito i danni in seguito a sinistri stradali in realtà mai avvenuti: i certificati medici venivano in seguito consegnati da Carlo Bianco, considerato al vertice dell’associazione, ad alcuni legali (rimasti estranei rispetto al presente procedimento, in quanto difettano gli elementi in ordine alla loro consapevolezza della falsità dei sinistri oggetto di denunce o di atti di citazione) che trasmettevano le denunce di sinistro e la richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa competente, così da conseguire le somme erogate a titolo risarcitorio per i sinistri (falsi), che poi venivano divise tra gli associati. Alcune compagnie assicurative, informate dai militari dell’Arma circa la falsità degli incidenti, hanno sporto querela.

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