Truffe agli anziani, in quattro finiscono in manette. Oltre 23 le vittime della banda di napoletani

( Fonte CBLive )

È stata sgominata la banda dei quattro napoletani che hanno messo a segno una serie di truffe agli anziani del capoluogo. In due sono finiti in carcere. Si tratta di Luigi Amato e Alfonso Aveta, di 60 e 59 anni. Secondo gli inquirenti il primo sarebbe l’organizzatore e il simulatore al telefono, mentre il secondo collaborava all’individuazione delle vittime e procurava i mezzi per commettere le truffe (auto, schede telefoniche con intestatari fittizi, tessere autostradali).

Romeo Rossi e Luca Torsi, rispettivamente 62 e 36 anni, sono invece finiti ai domiciliari. Il faceva da autista, mentre era Torsi Luca a presentarsi personalmente alle vittime per ritirare le somme. I capi di imputazione contestati vanno dai reati di associazione a delinquere (416 bis c.p.) al fine di commettere plurime truffe in danno di persone anziane, sostituzione di persona (494 c.p.), plurime truffe aggravate in danno di anziani (art.640 c.p.).

Dal 29 gennaio 2016 e fino al 6 giugno 2016 sono state raccolte in via Tiberio ben 41 denunce. Tra queste 23 sono state truffe che hanno fruttato alla banda denaro contante, consegnato loro dalle vittime alle quali facevano credere che qualche figlio o, qualche nipote, aveva avuto un incidente stradale.

Il punto di partenza per la scelta delle vittime sono i telefoni di casa pubblicati sulle pagine bianche: l’occhio esperto del truffatore riesce a individuare i numeri più vecchi e quindi verosimilmente in uso a persone anziane e con qualche innocua telefonata, fingendo magari un errore o cercando un figlio/a, riescono ad appurare le informazioni iniziali necessarie. Con questi semplici dati, tramite internet e in particolare i social network, è facile recuperare ulteriori informazioni sui componenti quel gruppo familiare. Basta, ad esempio, la foto pubblicata dal nipote per la festa di compleanno e a questo punto parte la telefonata con la quale si avvisa dell’incidente o del grave problema che manda in comprensibile agitazione l’anziano. In molti casi, poi, l’interlocutore prosegue spacciandosi anche per il figlio o figlia che chiede aiuto.

È così che l’anziano viene facilmente ingannato, perché spesso indebolito nell’udito, mentre in altri casi i sospetti vengono superati dicendo che si sta usando il vivavoce e per questo motivo la voce sembra diversa. E’ impressionante l’abilità del telefonista nell’intuire quali siano i punti deboli dell’anziano e su quali argomenti fare leva, che prevalentemente è sempre l’affetto e la preoccupazione per figli e nipoti.

( Prosegue s CBLive )

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