Genova, 9 mln di euro sequestrati a famiglie Sinti: “Si va a rubare tutti i giorni”

( Fonte Bliz )

GENOVA – “Si va a rubare tutti i giorni”. Così Alfredo Botto, 45 anni, parlava al telefono col fratello Giovanni. Era la fine del 2013 e a partire da quella intercettazione i carabinieri di Genova hanno dato il via all’inchiesta che ha portato ai due maxi sequestri di lunedì 6 marzo, nei confronti di 13 persone di etnia Sinti, residenti tra il campo nomadi di Genova Bolzaneto e Asti.

Le conversazioni dei due erano sotto controllo nell’ambito di una indagine su sette furti in appartamento, per cui sono stati condannati in secondo grado a quattro anni e otto mesi. Oltre ai fratelli Botto i sigilli sono scattati per i patrimoni di Giacomo Lafleur, Antonino Greco, Romolo Laforè, Pietro Lafleur. Gaetano Dellagaren, Gianni Bresciani, Pietro Bianchi, Domenico Bianchi. Valerio Bodino e Luciano Bodino. Carabinieri e finanzieri hanno posto sotto sequestro beni per oltre 9 milioni di euro.

Tutti gli indagati hanno precedenti per furti in abitazioni, ma alcuni anche per rapine e sequestro di persona. Uno di loro era stato indagato perché trovato in possesso di una ricetrasmittente collegata alle frequenze della polizia, in modo da poterne sentire le comunicazioni. Le persone sottoposte alla misura economica, secondo l’accusa, avevano un tenore di vita completamente discordante rispetto alle dichiarazioni dei redditi presentate e le entrate economiche erano quasi certamente da ricondurre alle attività illecite (furti nelle abitazioni) messe in atto dai nuclei familiari.

( Prosegue su Bliz )

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